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Prot. No. 1377

Patriarchal Encyclical for Christmas

+ BARTHOLOMEW
By God’s Mercy Archbishop of Constantinople-New Rome
and Ecumenical Patriarch
To the Plenitude of the Church:
Grace, mercy, and peace from the Savior Christ, born in Bethlehem

Beloved brothers and sisters in the Lord,
“Christ is descending from the heavens;
let us meet Him!”

God has appeared on earth and, at the same time, we have seen the perfect man together with the inconceivable value of the human person. Today especially, we experience the condition of humanity after the fall, as we daily affirm with the Psalmist that “all have gone stray, they are all alike corrupt; there is none that does good – no, not one!” (Psalm 13.3; Rom. 3.12-13)

Before the incarnation of Christ, humanity could never imagine the inconceivable value of the human person, which was weakened and distorted after the fall. Only the most illumined people could perceive, even before the time of Christ, the value of the human person and the response to the Psalmist’s question: “What is man that God would remember him?” (Psalm 8.5), which they proclaimed in the Psalmist’s words: “You have made man a little lower than the angels; you have crowned him with glory and honor.” (Psalm 8.6)

Ιt is this supreme value of the human person that the divine-human Lord revealed. And since that time, we each year have heard repeated declarations on the same subject by states, governments and social groups as well international treaties about respecting the human person and human rights.

We witness with great surprise the constantly repeated “drama of Bethlehem.” It is a drama because it is no longer a joyous event when we ignore the Son and Word of God born in a manger, when humanity as His creation is not respected as a “divine image.”

Our holy Orthodox Church and its theology teach us that humanity and the human body deserve the utmost respect because they were united to God in the incarnate Lord. Therefore, all of us are obliged to intensify our efforts for the supreme value of the human person to be respected by everyone.

It is with great sorrow and deep regret that the Ecumenical Patriarchate follows the ongoing and increasing waves of violence and brutality, which continue to plague various regions of our planet and especially the entire Middle East, and in particular the native Christians there, often in the name of religion. We will never cease to declare to all from this Sacred Center of Orthodoxy – to our brother Primates of the Orthodox and other Christian Churches, the leaders and representatives of other religions, the heads of state and every person of good will everywhere, but above all to our fellow human beings that, whether motivated or not by others, place their own lives at risk in order to deprive others of their lives; for they, too, are created by God – that there can be no form of true and genuine religiosity or spirituality without love toward the human person. Any ideological, social or religious expression that either despises humanity created in the image of God or else teaches and permits the death of our fellow human beings, especially in the savage and primitive ways that we see, surely has nothing to do with the God of love.

Dear brothers and sisters, as we turn our attention to the situation prevailing in our world today, we condemn the tragic events stemming from hatred of other religions and enmity toward people, which we witness so frighteningly close to us as we hear and see the terror so readily through social media. In response, we offer as the only powerful antidote to contemporary violence the “ultimate poverty” of God, which always acts as love and which surprised the wise men and the entire world. This is the mystical power of God, the mystical power of the Orthodox Church, and the mystical power of the Christian faith. This is the power that conquers and overcomes every form of violence and evil through love.

This is our humble assessment of world affairs this Christmas. We pray that everyone may experience the joy of utmost respect for the human person, of our fellow human being. We also pray for the cessation of every form of violence, which can only be overcome through the love promoted and provided by the “angel of great counsel,” the “prince of peace,” our Savior Christ.

May the grace, boundless mercy and goodwill of the newly-born and incarnate Lord of glory, peace and love be with you all.

Christmas 2014
Your fervent supplicant to God
+ BARTHOLOMEW
Archbishop of Constantinople-New Rome,
and Ecumenical Patriarch

 

 
 

Prot.n.   875/2014

+ GENNADIOS
PER GRAZIA DI DIO
METROPOLITA D’ ITALIA E MALTA
ED ESARCA PER L’EUROPA MERIDIONALE
A TUTTO IL SACRO CLERO ED AL PLEROMA FEDELE
DELLA NOSTRA SACRA ARCIDIOCESI ORTODOSSA

 

Diletti e Amati figli
Della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e Malta,
“Cristo è nato! Glorificate”

“Oggi nasce Colui che  esiste da sempre e diviene ciò che non è mai stato”. “E’ Dio e diventa uomo e pur tuttavia rimane Dio”, esclama a gran voce il Padre dell’amore e del dialogo, San Giovanni Crisostomo, Arcivescovo di Costantinopoli. Il “Grande e Paradossale Mistero dell’Incarnazione di Dio”, che l’uomo ammira e di cui rimane sorpreso, quando lo contempla, poiché non è mai accaduto un tale evento: “Guardo colei che ha generato.  Guardo anche quello che è nato. Pur tuttavia, non posso comprendere il modo con cui è nato”. Vediamo, dunque, diletti e carissimi Fratelli, che il modo della festa è inedito, come inedito è il motivo della nascita di Cristo.
L’autore della nostra Divina Liturgia, San Giovanni Crisostomo, confessa con precisione che: “prima della comparsa di Cristo la nostra natura era dominata dal diavolo, dal peccato, dalla morte…”, “mentre il diavolo ingannava e il peccato uccideva, la morte poi seppelliva”. Realmente, “il peccato è sorto come muro d’inimicizia tra Dio e l’uomo”, come riporta nella sua Catechesi San Nettario, vescovo di Pentapoli con la “conseguenza della fatale separazione dell’uomo dal benevolo Dio e la sua inevitabile sottomissione al demonio, che odia il bene”.
E’ una chiara verità, uomini di Dio della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e Malta, che, quando lo vuole Dio, sono superate anche le leggi della natura. Lo stesso è accaduto anche nel “Mistero Soprannaturale” della Natività del Nostro Signore Gesù Cristo: l’ordine naturale è stato abbandonato ed ha agito il volere divino. La profonda misericordia di Dio non può essere espressa, ma il timore dell’uomo, la sua sorpresa di fronte al “Grande Miracolo” e anche la sua meraviglia sono tutte cose straordinarie. Lo ha generato, dunque, come Dio ha voluto. Certamente nella natura non esisteva la possibilità di una simile nascita. Dio, dominatore della natura e di tutte le cose, ha concepito questo modo della Natività, un modo paradossale. E’ un modo, che solo Dio poteva concepire e portare a termine. Mostrando così che per quanto sia divenuto Uomo, non è nato come uomo, ma lo ha fatto per unirlo all’unico Dio, che è Luce, Verità, Pace, Amore, Speranza e Vita Eterna. Anche questo modo paradossale della Nascita del nostro Salvatore Gesù Cristo avviene, così, poiché, sempre secondo il sapientissimo e ispirato araldo dell’amore e della solidarietà, Giovanni Crisostomo, qualora Dio fosse venuto come uomo da un comune matrimonio, i più avrebbero considerato un inganno la Sua nascita: Ecco perché nasce da una vergine, ecco perché conserva il suo utero intatto, ecco perché custodisce la sua verginità integra, ecco perché abbiamo un modo paradossale, un modo soprannaturale della Nascita di Cristo. Sono chiare le parole di San Giovanni Crisostomo a tal proposito: “Cristo è apparso nel mondo, come «uomo» per guidare gli uomini. E’ apparso nel mondo come «Dio», per salvare il mondo”.
Accorri a festeggiare, diletto popolo di Dio! Accorri a celebrare insieme la solennità! La preghiera della festa rafforza, da coraggio, protegge, guida, illumina, accresce la fede, aiuta il fedele a comprendere questo modo soprannaturale della Nascita di Gesù Cristo, modo paradossale che proprio solo della potenza e infinita sapienza di Dio.
I dolcissimi e sublimi discorsi di San Giovanni Crisostomo: “il Regno dei cieli è stato trapiantato sulla terra, gli angeli conversano con gli uomini. Tutte le cose si sono unite, e ciò, poiché Dio è sceso sulla terra e l’uomo è salito nei cieli. Dio è venuto sulla terra, ma si trova ancora in cielo: è tutto in cielo e tutto sulla terra”. Il convincente e salvifico insegnamento del Santo del «Secolo d’Oro della Chiesa», Giovanni Crisostomo sorprende coloro che con zelo divino vi si sono applicati, che vivono la sua spiritualità, la sua verità dogmatica, divenendo uomini di Dio, secondo il detto del Santo Apostolo Paolo: “non vivo più io, ma Cristo in me vive” (Gal. 2,20).
Il «Grande e Soprannaturale Mistero dell’Incarnazione di Gesù Cristo» ha fatto sì che aumentasse il numero di coloro che partecipano a questo “miracolo” del ”Disegno di Dio”, così da giungere al punto di comporre meravigliosi inni, che arricchiscono i fedeli, li preparano e gli guidano a comprendere il Mistero dell’Incarnazione e della Salvezza dell’uomo. I commoventi e solenni canti particolari del Grande Vespro Solenne, questi sublimi inni della Nascita di Gesù Cristo, invitano il popolo di Dio a festeggiare il “Grande Mistero” e ad annunciare chiaramente che Cristo si è fatto uomo, perché lo ama: “Orsù, rallegriamoci nel Signore raccontando il presente mistero. Il muro della separazione è abbattuto… infatti, l’immagine immutabile del Padre, il Carattere della sua eternità assume la natura del servo, nascendo da una madre Vergine, senza subire mutamento; rimase ciò che era, poiché era vero Dio”.
Gli Inni famosissimi e illuminati dalla Grazia di Dio invitano a vivere e a festeggiare con gioia solenne la “Metropoli delle Feste”, come anche con la sacralità e la pacifica glorificazione degli angeli, con la divina ammirazione dei pastori e la gioia di tutto il creato. L’innografo canta: “Orsù, fedeli …. guardiamo la divina condiscendenza scesa dall’alto a Betlemme verso di noi”, “grazie a tale disegno, infatti, è stata conosciuta la tua infinita Misericordia…”, Colui che si è incarnato per opera dello Spirito Santo ed è divenuto uomo dalla Semprevergine Maria, ci ha acquistato e ci ha liberati dal peccato, ha rallegrato tutta la creazione, la terra gioisce con gli uomini ed essi sono condotti alla luce.
“Sapienza, verbo e potenza, essendo Figlio del Padre e culmine Cristo Dio”, cantando l’innografo “il Verbo s’incarna, ma non si è separato dal Padre” offre all’uomo la salvezza e il Regno dei Cieli. Di fronte al “Grande e soprannaturale miracolo dell’Incarnazione di Gesù Cristo”, l’uomo e tutta la creazione, canta: “Cosa possiamo offrirti, Cristo, poiché sei apparso sulla terra come uomo per noi? Ogni tua creatura ti ringrazia: gli Angeli con l’inno, i cieli con la stella, i magi con i doni, i pastori con la meraviglia, la terra con la grotta, il deserto con la mangiatoia: mentre noi con la Madre Vergine: Dio, che sei prima dei Secoli, abbi misericordia di noi”.
Colui “che è, esiste da prima di tutte le cose e risplende dalla Vergine come Dio” è il vero Dio, è la salvezza del mondo, l’unica speranza e forza dell’uomo per vincere le avversità della vita, le dure prove e avventure, l’ignoranza e la calunnia.
A Lui, dunque, Vero Dio, Logos di Dio e Figlio della Vergine, rivolgiamo la nostra preghiera con devozione e speranza per quanti hanno necessità, per gl’infermi, per quanti sono nelle carceri, per quanti sono in prigione, per gli orfani, perché tacciano le armi, perché cessino gli scontri e le guerre, perché siano illuminati quanti tramano contro gli altri e in generale per il superamento della crisi spirituale, sociale e culturale dell’umanità. Preghiamo affinché Dio nato a Betlemme custodisca il mondo dalle insidie e dalla malvagità del nuovo Erode o da quella di molti altri suoi simili, che, purtroppo, esistono anche oggi con aspetto profetico e debolezza, negli ambienti in cui viviamo, sia nei piccoli ambienti, come anche nei grandi, nelle scuole e nei diversi centri, come anche in mezzo ai campi e agli stadi della vita.
Preghiamo senza interruzione per i giovani, che costituiscono il nuovo cammino del mondo, la preziosissima forza della vita dell’uomo, donata da Dio per il futuro dell’umanità, la prosecuzione piena di grazia di tutte le cose. Non cessiamo di pregare per questo sublime dono di Dio.
Insieme col precisissimo e illuminoso Padre della Chiesa di Cristo San Giovanni Crisostomo come nostro compagno di cammino dirigiamoci verso la “Grotta indicata da Dio” e veneriamo il Signore Dio-uomo che “è avvolto nelle fasce” per la nostra salvezza e Che è nato come uomo, affinché l’uomo potesse diventare Dio.
Con questa nostra fede nell’Unico Vero Dio, Che veneremo anche come il Bambino che giace nella mangiatoia e di cui ammireremo il tesoro della povertà, per mezzo della quale risplende la ricchezza della divinità, che sia propizio e nostro benefattore, l’immutabile luce e la base della nostra vita, che sia l’aiuto perpetuo e il nostro saldo e invincibile protettore.
Cristo è nato, glorificate!
          Il Paradiso si è aperto!
Il peccato è stato rivelato!
L’errore è stato allontanato!
Dio è sulla terra e l’uomo nei cieli!
Cristo è nato, rendete gloria!”

Venezia, Campo dei Greci, 25 dicembre 2014

 

+ Metropolita Gennadios
Arcivescovo Ortodosso d’Italia a Malta ed
Esarca per l’Europa Meridionale 

 

 

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Da leggersi in Chiesa prima del Congedo a conclusione della Celebrazione Eucaristica del Santo Natale, del Capodanno e della Santa Epifania.


 

 
 


+ BARTOLOMEO I
PER MISERICORDIA DI DIO
ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI, NUOVA ROMA
E PATRIARCA ECUMENICO
A TUTTO IL PLEROMA DELLA CHIESA
GRAZIA, PACE E MISERICORDIA
DA PARTE DI CRISTO SALVATORE GLORIOSAMENTE RISORTO

Cristo è risorto!

“Venite”, Fratelli e Figli nel Signore, “prendete la Luce dalla Luce che non tramonta”, dal Fanar, il Sacro Centro dell’Ortodossia e glorifichiamo tutti insieme “Cristo, il risorto dai morti”.

Cupa era la situazione dell’anima dei discepoli del Signore dopo la Sua Crocifissione, perché dopo la morte del Signore avvenuta in quel modo, si erano dissolte le speranze dei Suoi discepoli riguardo alla Sua e loro vittoria, come potere politico. Avevano interpretato l’uscita trionfale di Gesù Cristo a Gerusalemme, dopo la resurrezione di Lazzaro ed il nutrimento miracoloso di cinque mila uomini, esclusi donne e bambini, con cinque pani e due pesci, come preludio della loro conquista del potere secolare. La madre di due di loro fece certamente richiesta, che i suoi figli sedessero uno a destra ed uno a sinistra del Signore, quando Questi avesse assunto il potere. Tutte queste cose si erano dissolte, come sogni di bambini, a causa del terribile colpo della esecuzione mortale di Gesù Cristo.


Tuttavia, al mattino, il primo giorno dopo il Sabato, le Donne Mirofore trovarono vuoto il sepolcro e appresero dall’Angelo, che Gesù era risorto dai morti. Poco dopo però lo videro, in una situazione diversa che non permetteva alle Mirofore di toccarlo. Tale inaspettata situazione delle cose provocò la loro incredulità su Gesù, riguardo alla situazione dei fatti che seguirono. La risposta non fu data loro immediatamente. Furono avvisati di aspettare con pazienza e perseveranza fino a quando non fossero rivestiti di forza dall’alto. Ubbidendo al comandamento, attesero fino a Pentecoste, quando lo Spirito Santo, discese, rivelò loro in pienezza, la loro nuova missione. Questa non consiste nella liberazione di una nazione dall’asservimento da un’altra nazione, ma nella liberazione di tutta la umanità dall’asservimento al principe del male e del male in genere. Un’altra grande missione differente da quella che sognavano.


L’incomprensibile comandamento della divulgazione del messaggio di liberazione dell’uomo dalla schiavitù della morte li sorprese, ma fu accolto con zelo e proclamato ovunque e ha salvato e salva molti dalla morte. E’ il primogenito dei morti, colui che è risorto Gesù, il quale offre a tutti la possibilità della resurrezione e della vita eterna, una vita che non è soggetta più alla corruzione, in quanto nella resurrezione gli uomini sono come angeli di Dio nel cielo e portano un corpo spirituale al posto di uno carnale.

Viviamo da questo momento un assaggio di questa condizione beata di resurrezione, quando portiamo il nostro abito carnale in un modo tale da non assaporare l’essenza della morte, cioè l’allontanamento dall’amore di Dio, ma avvertiamo che passiamo dalla morte naturale del corpo carnale ad una vita più alta di tipo spirituale attraverso la conoscenza con amore del Volto del Signore, conoscenza che equivale alla vita eterna.


Non attendiamo dunque, semplicemente la resurrezione dei morti come un atto del futuro più lontano, ma partecipiamo ad essa da ora, per gridare ad ogni gente con San Giovanni Crisostomo: “Dov’è il tuo pungiglione, o morte? Dov’è o Ade la tua vittoria? Risorgiamo insieme con Gesù Cristo e viviamo le cose ultime come le presenti e le presenti come ultime. La resurrezione impregna la nostra esistenza e la riempie di gioia. Così si è riempita la bocca dei discepoli nel dire è risorto il Signore.

Proseguiamo l’opera degli Apostoli. Rendiamo partecipe il mondo del messaggio della resurrezione. Annunciamo riconoscendo, che la morte non può avere un posto nella nostra vita, non porta alcuna utilità alla umanità. Quelli che aspirano a rendere migliore la vita sociale attraverso la morte di alcuni loro prossimi, non offrono un buon servizio ai sopravvissuti. Servono l’allungamento della morte e preparano il fatto di venire inghiottiti da essa.


Ai nostri giorni i tamburi di morte e delle tenebre risuonano accanitamente. Alcuni uomini credono che lo sterminio di altre persone siano una azione lodevole e necessaria, ma si ingannano miseramente. Purtroppo l’annientamento e la vessazione dei più deboli da parte dei più forti, prevale sulla piramide del mondo a venire. Più spesso sorprende la durezza e la mancanza di pietà di coloro che detengono le redini del mondo e di color che credono di dominarlo.


Cristo tuttavia, attraverso la sua morte sulla croce, ha invertito la piramide del mondo e in cima ad essa ha collocato la Croce. In cima si trova Lui stesso, poiché Egli stesso ha sofferto più di tutti gli uomini. Non vi fu uomo nel mondo che abbia sofferto quanto ha sofferto Cristo, il Dio-Uomo: “Umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce”. Per questo Dio Padre “gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome, affinché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra.” (Fil. 2, 8-11)


Spesso nella storia della umanità, vediamo signoreggiare le tenebre della morte, l’ingiustizia al posto della giustizia, l’odio e l’invidia al posto dell’amore e gli uomini a preferire l’odio infernale al posto della luce della Resurrezione. Nonostante il progresso tecnologico apparente delle società umane, nonostante le dichiarazioni riguardo ai diritti umani e delle libertà di fede, l’odio nazionalista e religioso accresce in tutto il mondo e provoca pericolose tensioni, le quali accrescono la signoria del regno della morte, dell’Ade, dell’inferno. Gli uomini sfortunatamente non possono sopportare la diversità del loro prossimo. Non possono accettare la diversa origine raziale, le loro diverse concezioni e opinioni, politiche, religiose, sociali.


La storia tuttavia, ha dimostrato che un vero progresso non può esistere senza Dio. Nessuna comunità può essere veramente progressista e felice, se non vi è libertà. Ma la vera libertà si ottiene solo stando accanto a Dio. La storia del ventesimo secolo conferma tragicamente questa verità. La umanità ha conosciuto l’orrore che proveniva dall’Europa Centrale con le migliaia di morti durante la Seconda Guerra Mondiale e le persecuzioni razziste. Allo stesso tempo tuttavia ha vissuto anche l’orrore di quelle forze che, definitesi progressiste, hanno commesso nel nome della libertà, delitti di analoga e immensa durezza in Europa Orientale. Così dunque, il totalitarismo non conosce schieramenti politici, quale progenie di una umanità senza Cristo, con conclusione naturale la rovina e la morte. Tutte queste cose attestano che ogni tentativo per una vera libertà senza Dio, è condannata alla tragedia.


In questo signoreggiare delle forze delle tenebre, la Chiesa risponde con la grazia e la forza del Cristo Risorto. Colui che prese su Se stesso i mali e i patimenti di ciascun uomo, dà al mondo, attraverso la Sua Resurrezione anche la certezza che “è vinta la morte”.


La resurrezione e la vita sono dono e luce di Gesù Cristo, che “appare a tutti”. Dunque diamo tutti onore al dono. Ringraziamo tutti il Donatore, colui che “ha illuminato come in uno specchio il mondo attraverso la carne e ha mostrato la luce della resurrezione alle genti”.  Venite, dunque, prendiamo la luce dalla Luce della Vita che non ha mai tramonto. Venite, accogliamo e accettiamo il dono della resurrezione ed esclamiamo dal cuore ad alta voce: Cristo è risorto dai morti, ha vinto la morte con la morte, donando la vita ai giacenti nei sepolcri! Rallegratevi popoli ed esultate!


Fanar, Santa Pasqua 2014


 + Il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo,
diletto fratello in Cristo e fervente intercessore presso Dio


 

 

 
 
+ GENNADIOS
PER GRAZIA DI DIO
METROPOLITA D’ ITALIA E MALTA
ED ESARCA PER L’EUROPA MERIDIONALE
A TUTTO IL SACRO CLERO ED AL PLEROMA FEDELE
DELLA NOSTRA SACRA ARCIDIOCESI ORTODOSSA

Diletti figli nel Signore,

A Venezia, città dei sogni e dei Dogi, città dei grandi marinai, navigatori e conquistatori, città dell'arte e della ricerca, già capitale della Repubblica Serenissima, la luce della Resurrezione, luce dell'Ortodossia, luce di salvezza, la Luce di Cristo, illumina l'opera missionaria e culturale della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d'Italia e Malta, la quale ha ora reso accessibile una via, santificata e benedetta da parte di Dio, allo scopo di condurre i propri figli Ortodossi alla meta del “Giorno senza tramonto del Regno”.
Tuttavia, l'uomo dei nostri tempi, egoista, insensibile, che rifugge dall'assumersi responsabilità e traditore del volere di Dio, persegue con debolezza, con intransigenza, guidato da interesse personale e brama di guadagno, le guerre mortali, l’affamamento degli altri uomini, le catastrofi e i lutti di chi soffre.


In genere è distrutta la bellezza del mondo, a motivo della mancanza di rispetto e amore nei confronti della creazione di Dio, in modo particolare nei riguardi dell'uomo, dell'ambiente, a motivo dell'incoerenza e della ingratitudine nei confronti di Dio Creatore, che ha donato la natura divina. Inoltre lo storico e famoso “Editto di Milano”, a distanza di 17 secoli, vige solo teoricamente, senza che l'uomo possa cogliere i benefici largiti da Dio per mezzo di Costantino il Grande: la libertà religiosa, la propria personalità e dignità, la propria considerazione e la sua origine divina.


Purtroppo, tale empio comportamento e condotta  dell'uomo lo conducono su di un percorso di confusione e indolenza, su di un percorso anomalo e sciagurato, verso un risultato di turbamento, di inutilità e di suicidio. Cosa accadrà di fronte a tali terribili eventi, che hanno annullato l'uomo e lo hanno stremato? E' una evidente verità il fatto che non produce più, non da frutto, non ha debellato la miseria e la corruzione, ma risulta ammalato dal punto di vista spirituale, morale e umano, poiché si è allontanato da Dio, perché non apre la mano per toccare Dio, che è sempre pronto ad abbracciarlo, a liberarlo e a salvarlo.
Tutta l'odierna sostanza spirituale lo tradisce e lo presenta privo di autentica fede, preghiera e amore. Ecco i tre Doni-Beni incorruttibili e immortali: la Fede, la Preghiera e l'Amore, che l'uomo deve vivere allo scopo di risolvere i suoi problemi, le sue inquietudini e le sue incertezze e che Cristo Risorto dona con la Sua Resurrezione: “Egli, infatti, è la vita, la luce e la pace del mondo”.


Preghiamo in modo particolare, nel corso dei santi e sacrissimi giorni della Passione del Signore e della “Festa delle Feste” e della “Solennità delle Solennità”, della Resurrezione del nostro Salvatore Gesù Cristo, per gli ammalati, i prigionieri, i detenuti, per tutti quelli che hanno bisogno. Preghiamo con molto raccoglimento e devozione per gli Immigrati, Ortodossi e non, e preghiamo per loro Cristo Risorto. Rivolgiamo il saluto pasquale “Cristo è risorto!” a tutti i Vescovi Ortodossi delle altre Chiese Ortodosse locali, ai loro Rappresentanti e a tutti i nostri fratelli Ortodossi, pregando di cuore per loro.


La Sacra Arcidiocesi Ortodossa d'Italia e Malta, levando in alto la sua fiaccola della Resurrezione, invita tutti i suoi figli, tutti i suoi amici, ogni uomo di buona volontà, per i quali prega, che ama e che attende sempre tra le sue braccia paterne e fraterne, cantando con gioia e maestà bizantina: “Venite a ricevere la luce dalla luce senza tramonto, dalla forza della fede, dalla comunione con Dio, dall'amore, che è lo stesso Dio. Cristo è risorto! Rallegriamoci ed esultiamo, gioendo assai grandemente!”  
Amati fedeli della  Sacra Arcidiocesi Ortodossa d'Italia e Malta, gioite in Cristo Risorto, nostro Salvatore!


Cari Sacerdoti e Popolo di Dio, insieme a San Giovanni Crisostomo, Arcivescovo di Costantinopoli, padre dell'amore, del dialogo, della carità e dell'unità, diciamo: “Cristo è  risorto e sono precipitati i demoni. Cristo è risorto e gioiscono gli Angeli. Cristo è risorto  e regna la vita. Cristo è risorto e nessun morto è rimasto nel sepolcro. Cristo, infatti, risorto dai morti, è divenuto primizia di quanti si erano addormentati. A Lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen.”

Venezia, Campo dei Greci, Santa Pasqua 2014



† Metropolita Gennadios
Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta
ed Esarca per l’Europa Meridionale 


 

Il Metropolita Gennadios
Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta

 


 

 

 
 

 

Prot. No. 138

+ B A R T H O L O M E W

By God’s Mercy Archbishop of Constantinople-New Rome
and Ecumenical Patriarch

To the Plenitude of the Church:
Grace and Peace from our Lord and Savior Jesus Christ
And Prayers, Blessings and Forgiveness from us

“Behold, now is the favorable time,
now is the time of salvation.” (2 Cor. 6.2)

Beloved brothers and sisters in the Lord,

Our Orthodox Church recommends that, during this period of Great Lent, we focus our attention toward sincere repentance, “the melting pot of sin,” according to St. John Chrysostom. Repentance is the first topic of our Lord Jesus Christ’s preaching and the very essence of the Christian teaching. It is the Church’s daily invitation to us all.

Despite this, many of us have not truly experienced repentance. We sometimes feel that it does not concern us personally because we do have not “come to ourselves” in order to comprehend and contemplate how we may have committed any sin. However, as we are taught by the wise teacher of the spiritual life, Abba Isaac the Syrian, and as most of the Church Fathers proclaim through experience, “repentance is necessary even for the perfect.” This is because repentance does not merely signify remorse for our sins and the consequent decision no longer to repeat them, but it also implies a change of our attitudes toward what is better so that we acquire constant improvement before God and the world, as well as continuous increase in love and humility, purification and peace.

In this sense, repentance is an unending journey toward divine perfection, to which we must at all times aim and move. Indeed, since God’s perfection is boundless, our way toward its likeness must also be boundless and endless. There is always a level of perfection beyond what we have achieved, and so we must constantly seek spiritual progress and transformation, as urged by St. Paul, who ascended to the third heaven and beheld the ineffable mysteries: “And we all, with unveiled face, beholding the glory of the Lord, are being changed into his likeness from one degree of glory to another; for this comes from the Lord who is the Spirit.” (2 Cor. 3.18)

The more our internal world is cleansed, the more our spiritual eye is purified, the more clearly we see ourselves and everything around us. Moreover, this change – namely, the improvement in our vision of the reality of this world and the spiritual condition of ourselves – is precisely what repentance is all about. Repentance is a renewed and improved state of spirit, of the condition where we presently find ourselves. Accordingly, then, repentance is the fundamental presupposition of spiritual progress and of acquiring likeness toward God.

In order, of course, for repentance to be genuine, it must also be accompanied by the appropriate fruits, especially forgiveness of and charity toward others. The basic criterion of sincere repentance is that our heart is moved toward acceptance of our fellow human beings and response to their needs as much as can. After all, the way of repentance is recognition and confession of our sins, no longer holding grudges against others, praying with warmth and integrity, as well as mercifulness, humility, love toward all people, victory of good over evil, avoiding vainglory and arrogance, which immediately withers away everything.

This struggle within our soul is revealed in “the difference between the publican and the Pharisee . . .,” which is an invitation to “despise the proud voice of the latter, while envying the contrite prayer of the former,” even as we fervently pray with tears “that God may take pity on us sinners and have mercy on us.”

The period of Great Lent that is upon us is an opportunity, in the midst of a widespread and global financial crisis, to demonstrate our material and spiritual assistance toward other people. When we act charitably and manifest our repentance in practice – moving from an individualistic and pharisaic way of life to a collective and altruistic way of life, like the publican – then we shall realize the great benefit of repentance and conversion, while also experiencing repentance as a vital transition from the sin of self-centeredness and vainglory to the virtue of love, “aspiring to the humility and attitude of the publican, who deserved God’s mercy.”

From the Patriarchal Throne of St. John Chrysostom, who both preached and practiced such repentance, as we enter this salvific period of purification of heart and soul in order to welcome the Passion, Cross, Burial and Resurrection of our Lord, not just in rituals and words but also in practice and experience, we too as his unworthy successor urge, entreat and beseech you: “Acquire repentance by becoming new people, by renouncing the old nature of sinfulness and acquiring newness of life . . . For that is where the fullness of divine grace lies.”

Behold, then, beloved brothers and sisters, a favorable time “of mourning” opens up before us, an arena of vigilance and discipline, so that “before the theater of this life passes, we may care for our salvation” with sincere and tangible repentance for all “our sins, wrongdoings, and injustices . . . without adhering to or doing what we have been commanded” by the Lord, so that Christ our God, “who is present everywhere and fills all things, may care for us” in His great and inscrutable mercy.

May His saving grace be with you all. 
Holy and Great Lent 2014
+ Bartholomew of Constantinople
Fervent supplicant for all before God

 

 

 

 



 

 

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Η Θεία Λειτουργία του Αγίου Ιωάννου του Χρυσοστόμου

La Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo

Divine Litourgy of Saint John Chrysostomos

 

 

 



   


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