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+ B A R T O L O M E O

PER GRAZIA DI DIO ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI

NUOVA ROMA E PATRIARCA ECUMENICO

A TUTTO IL PLEROMA DELLA CHIESA

GRAZIA E PACE E MISERICORDIA

DAL CREATORE, CONSERVATORE E GOVERNATORE

DI TUTTO IL CREATO

IL SIGNORE E DIO E SALVATORE NOSTRO GESU’ CRISTO


Prot. N. 97
 
Fratelli e Figli benedetti nel Signore,   
                                                                                                                                         La comune Madre di tutti gli Ortodossi, la Chiesa di Cristo, il Corpo dell’eterno Signore, del Teantropo Cristo Gesù, opera affettuosamente con tutte le sue attività,  ovviamente attraverso la Divina Eucarestia e la offerta dei Suoi doni verso il proprio Creatore, il mistero della salvezza dei suoi figli. E fa questo, avendo e dimostrando l’amore infinito e indistinto  verso ogni suo membro, nel grado secondo il quale lo dimostra anche il nostro Padre celeste.

Avendo la presenza di tutti i propri figli sempre nel suo ricordo nella preghiera, la Chiesa mantiene un interesse vivo e un ricordo per ogni cosa che abbia relazione  e influenza con la loro vita. Perciò anche non resta indifferente e senza interesse per la continua catastrofe dell’ambiente naturale, la quale, compiendosi ogni giorno,  a causa della avidità dell’essere umano e del vano avaro sforzo e del profitto, costituisce  nell’essenza una avversione del volto del Signore e così da questo un turbamento del creato e una rottura della corona della esistenza umana e una propria minaccia della continuazione di tale vita.

Il Patriarcato Ecumenico e la nostra Umiltà già da molti anni avendo considerato i segni dei tempi,  ma anche in fedeltà alla funzione eucaristica della Chiesa ortodossa hanno proclamato e dedicato il 1° settembre di ogni anno, inizio del nuovo anno ecclesiastico, a preghiere di supplica e di propiziazione per la custodia  della creazione di Dio, l’ambiente, che ci è stata data in eredità,. Durante questo giorno, pieghiamo il ginocchio dell’anima e del cuore e chiediamo  al Verbo di Dio di vigilare benevolmente  sulla sua creazione e, sorvolando   i peccati e la avidità di  noi uomini, di “aprire la sua Mano e di compiere ogni cosa con bontà” e di  fermare l’andamento catastrofico del mondo. 

E’ naturalmente vero, che durante gli ultimi decenni è stato conseguito un significativo successo, non naturalmente sufficiente,  nel settore della protezione dell’ambiente,  con la continua sensibilizzazione dell’ opinione pubblica, con la assunzione di misure preventive e restrittive, con la gestione di programmi sostenibili, con il ritorno a forme moderate di fonti di energia, come anche con molte misure e azioni produttive e considerevoli, per le quali hanno contribuito anche gli sforzi e la sollecitudine della Madre Chiesa di Costantinopoli, in collaborazione anche con fondazioni ed organismi ecologici internazionali.

Festeggiando anche quest’anno la festa dell’Indizione Bizantina ed entrando in un nuovo anno di grazia del Signore, ci rivolgiamo al benedetto Pleroma Ortodosso e a tutto il mondo e chiamiamo tutti ad una continua vigilanza, sensibilizzazione e mobilizzazione delle forze per tornare ad una condizione, se non in assoluto a quella  eucaristica e dossologica dei primi creati, almeno ad una ispirata dalla grazia e dalla misericordia del Signore.

L’illimitato  sfruttamento banditesco  delle risorse naturali della creazione, che costituisce la principale causa della distruzione dell’ambiente naturale, è secondo la testimonianza della teologia, della scienza e delle arti, una conseguenza della caduta dell’uomo, una disubbidienza verso il comandamento del Signore e una non conformazione al volere di Dio.

La Chiesa offre l’antidoto per il trattamento dei mali ecologici, chiamando tutti alla restaurazione della immagine di Dio alla sua antica bellezza originale. La riabilitazione della natura umana decaduta, per ispirazione dello Spirito Santo e la partecipazione ai suoi doni, ripristina la relazione armonica dell’uomo col creato e con la creazione, che Dio ha fatto per la gioia, il godimento e il suo piacere, ma anche per la sua elevazione verso di Lui, il Creatore.

La Madre Chiesa ci chiama  a “ricoltivare nella Parola di Dio e nello Spirito vivificante, l’intero mondo”, come San Simeone lo Stilita, che oggi viene festeggiato e  a salire  dalle cose percettibili e naturali a “quelle oltre la natura” e a “piegarci alle visioni semplici e assolutamente mistiche della teologia”, affinché dalla creazione riconosciamo il Creatore.

La ispirazione dello Spirito Santo che abita tra gli uomini è quella che deifica colui che partecipa a essa e allo stesso tempo unifica  l’uomo col suo ambiente, affinché ciò si percepisca come parte del proprio io e per rispettare ciò, come qualcosa di sacro senza deviare verso abusi ed estremismi.

Il rispetto ed il nutrimento dell’uomo dal mondo naturale sicuramente non si ottiene dal suo utilizzo insaziabile, ma dal suo rispetto, cioè dal rispetto reciproco dell’uomo verso il prossimo, dell’uomo verso gli esseri viventi, ma anche per gli elementi visibili ed invisibili della natura, che hanno forza vitale e un contributo di vita “molto buone” e con sapienza e armonia  sono state plasmate solo con la parola del Signore. 

In questo modo potremmo bere acqua dalla pietra vivificante e vedere il sole sensibile  ed essere ricondotti al sole intellegibile della giustizia e contemplare la colonna materiale di San Simeone e vedere la vera colonna della luce, vedere le nuvole delle acque con lo scopo di entrare nella nuvola dello Spirito Santo, nel riposo, dove Cristo è entrato come nostro precursore e dove poter occuparci di essere iscritti con i progenitori nella Chiesa celeste. Solo mossi da questo proposito, rispettando  il contributo di ogni essere vivente  e vegetale alla liturgia pan-cosmica della vita, risolveremo automaticamente attraverso la Divina Grazia, e non attraverso il debole vigore umano, tutti i nostri problemi ambientali.

Tale messaggio di vita è un messaggio di responsabilità per continuare la lotta spirituale  e lo sforzo, pregando, esortando, invitando, supplicando, attirando l’attenzione di tutti sulla necessità di proteggere noi stessi dalla imminente ira, da parte della creazione, a causa dell’estraniamento da essa.

Il continuo attaccamento dell’uomo alle cose terrene e corruttibili sono la provocazione ed i problemi nei confronti della creazione, poiché, quanto più ci volgiamo verso la terra, tanto più ci allontaniamo dal cielo e da Dio.

La Santa Madre e Grande Chiesa di Cristo, assumendo con timore di Dio  il suo mandato responsabile e salvifico per la protezione dell’ambiente e la continuazione della nostra vita, dal punto di vista materiale e spirituale,  del mondo di Dio, intende organizzare un Convegno Ecologico durante il prossimo mese di Giugno, nella propria  sede, con tema: “Teologia, Ecologia e Logos, dialogo sull’ambiente, la letteratura e le arti”. Suo obiettivo il risveglio della coscienza mondiale sul problema particolare e sul significato  specifico della dimensione etica e spirituale della crisi ecologica specifica e sul ristabilimento dell’ambiente nella sua “antica bellezza”, naturale, sacra, santa, perfetta, così come era uscita  dalle mani del Verbo di Dio che la aveva fatta con arte, a nostro godimento e nutrimento, con particolare riferimento alla sua relazione con le arti e la letteratura.

Avendo “in noi stessi la memoria inviolabile dei giudizi” del Signore, testimoniamo da questo Sacro Centro  Panortodosso la verità della parola e richiamiamo la attenzione di tutti sugli orrori che incombono e che la Grazia del Signore per la sua provvidenza filantropica sicuramente non consentirà, chiamando tutti noi a mobilitarci a favore di un ritorno alla Fonte della Vita e per la protezione del mondo ambientale, per intercessione della Santissima nostra Madre di Dio Pammakaristos, di San Simeone lo Stilita e di tutti i Santi. Amen.

 

Fanar, 1 Settembre 2014

Il Patriarca di Costantinopoli
Bartolomeo I
Fervente intercessore presso Dio per tutti voi.



 

 

 
 


+ BARTOLOMEO I
PER MISERICORDIA DI DIO
ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI, NUOVA ROMA
E PATRIARCA ECUMENICO
A TUTTO IL PLEROMA DELLA CHIESA
GRAZIA, PACE E MISERICORDIA
DA PARTE DI CRISTO SALVATORE GLORIOSAMENTE RISORTO

Cristo è risorto!

“Venite”, Fratelli e Figli nel Signore, “prendete la Luce dalla Luce che non tramonta”, dal Fanar, il Sacro Centro dell’Ortodossia e glorifichiamo tutti insieme “Cristo, il risorto dai morti”.

Cupa era la situazione dell’anima dei discepoli del Signore dopo la Sua Crocifissione, perché dopo la morte del Signore avvenuta in quel modo, si erano dissolte le speranze dei Suoi discepoli riguardo alla Sua e loro vittoria, come potere politico. Avevano interpretato l’uscita trionfale di Gesù Cristo a Gerusalemme, dopo la resurrezione di Lazzaro ed il nutrimento miracoloso di cinque mila uomini, esclusi donne e bambini, con cinque pani e due pesci, come preludio della loro conquista del potere secolare. La madre di due di loro fece certamente richiesta, che i suoi figli sedessero uno a destra ed uno a sinistra del Signore, quando Questi avesse assunto il potere. Tutte queste cose si erano dissolte, come sogni di bambini, a causa del terribile colpo della esecuzione mortale di Gesù Cristo.


Tuttavia, al mattino, il primo giorno dopo il Sabato, le Donne Mirofore trovarono vuoto il sepolcro e appresero dall’Angelo, che Gesù era risorto dai morti. Poco dopo però lo videro, in una situazione diversa che non permetteva alle Mirofore di toccarlo. Tale inaspettata situazione delle cose provocò la loro incredulità su Gesù, riguardo alla situazione dei fatti che seguirono. La risposta non fu data loro immediatamente. Furono avvisati di aspettare con pazienza e perseveranza fino a quando non fossero rivestiti di forza dall’alto. Ubbidendo al comandamento, attesero fino a Pentecoste, quando lo Spirito Santo, discese, rivelò loro in pienezza, la loro nuova missione. Questa non consiste nella liberazione di una nazione dall’asservimento da un’altra nazione, ma nella liberazione di tutta la umanità dall’asservimento al principe del male e del male in genere. Un’altra grande missione differente da quella che sognavano.


L’incomprensibile comandamento della divulgazione del messaggio di liberazione dell’uomo dalla schiavitù della morte li sorprese, ma fu accolto con zelo e proclamato ovunque e ha salvato e salva molti dalla morte. E’ il primogenito dei morti, colui che è risorto Gesù, il quale offre a tutti la possibilità della resurrezione e della vita eterna, una vita che non è soggetta più alla corruzione, in quanto nella resurrezione gli uomini sono come angeli di Dio nel cielo e portano un corpo spirituale al posto di uno carnale.

Viviamo da questo momento un assaggio di questa condizione beata di resurrezione, quando portiamo il nostro abito carnale in un modo tale da non assaporare l’essenza della morte, cioè l’allontanamento dall’amore di Dio, ma avvertiamo che passiamo dalla morte naturale del corpo carnale ad una vita più alta di tipo spirituale attraverso la conoscenza con amore del Volto del Signore, conoscenza che equivale alla vita eterna.


Non attendiamo dunque, semplicemente la resurrezione dei morti come un atto del futuro più lontano, ma partecipiamo ad essa da ora, per gridare ad ogni gente con San Giovanni Crisostomo: “Dov’è il tuo pungiglione, o morte? Dov’è o Ade la tua vittoria? Risorgiamo insieme con Gesù Cristo e viviamo le cose ultime come le presenti e le presenti come ultime. La resurrezione impregna la nostra esistenza e la riempie di gioia. Così si è riempita la bocca dei discepoli nel dire è risorto il Signore.

Proseguiamo l’opera degli Apostoli. Rendiamo partecipe il mondo del messaggio della resurrezione. Annunciamo riconoscendo, che la morte non può avere un posto nella nostra vita, non porta alcuna utilità alla umanità. Quelli che aspirano a rendere migliore la vita sociale attraverso la morte di alcuni loro prossimi, non offrono un buon servizio ai sopravvissuti. Servono l’allungamento della morte e preparano il fatto di venire inghiottiti da essa.


Ai nostri giorni i tamburi di morte e delle tenebre risuonano accanitamente. Alcuni uomini credono che lo sterminio di altre persone siano una azione lodevole e necessaria, ma si ingannano miseramente. Purtroppo l’annientamento e la vessazione dei più deboli da parte dei più forti, prevale sulla piramide del mondo a venire. Più spesso sorprende la durezza e la mancanza di pietà di coloro che detengono le redini del mondo e di color che credono di dominarlo.


Cristo tuttavia, attraverso la sua morte sulla croce, ha invertito la piramide del mondo e in cima ad essa ha collocato la Croce. In cima si trova Lui stesso, poiché Egli stesso ha sofferto più di tutti gli uomini. Non vi fu uomo nel mondo che abbia sofferto quanto ha sofferto Cristo, il Dio-Uomo: “Umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce”. Per questo Dio Padre “gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome, affinché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra.” (Fil. 2, 8-11)


Spesso nella storia della umanità, vediamo signoreggiare le tenebre della morte, l’ingiustizia al posto della giustizia, l’odio e l’invidia al posto dell’amore e gli uomini a preferire l’odio infernale al posto della luce della Resurrezione. Nonostante il progresso tecnologico apparente delle società umane, nonostante le dichiarazioni riguardo ai diritti umani e delle libertà di fede, l’odio nazionalista e religioso accresce in tutto il mondo e provoca pericolose tensioni, le quali accrescono la signoria del regno della morte, dell’Ade, dell’inferno. Gli uomini sfortunatamente non possono sopportare la diversità del loro prossimo. Non possono accettare la diversa origine raziale, le loro diverse concezioni e opinioni, politiche, religiose, sociali.


La storia tuttavia, ha dimostrato che un vero progresso non può esistere senza Dio. Nessuna comunità può essere veramente progressista e felice, se non vi è libertà. Ma la vera libertà si ottiene solo stando accanto a Dio. La storia del ventesimo secolo conferma tragicamente questa verità. La umanità ha conosciuto l’orrore che proveniva dall’Europa Centrale con le migliaia di morti durante la Seconda Guerra Mondiale e le persecuzioni razziste. Allo stesso tempo tuttavia ha vissuto anche l’orrore di quelle forze che, definitesi progressiste, hanno commesso nel nome della libertà, delitti di analoga e immensa durezza in Europa Orientale. Così dunque, il totalitarismo non conosce schieramenti politici, quale progenie di una umanità senza Cristo, con conclusione naturale la rovina e la morte. Tutte queste cose attestano che ogni tentativo per una vera libertà senza Dio, è condannata alla tragedia.


In questo signoreggiare delle forze delle tenebre, la Chiesa risponde con la grazia e la forza del Cristo Risorto. Colui che prese su Se stesso i mali e i patimenti di ciascun uomo, dà al mondo, attraverso la Sua Resurrezione anche la certezza che “è vinta la morte”.


La resurrezione e la vita sono dono e luce di Gesù Cristo, che “appare a tutti”. Dunque diamo tutti onore al dono. Ringraziamo tutti il Donatore, colui che “ha illuminato come in uno specchio il mondo attraverso la carne e ha mostrato la luce della resurrezione alle genti”.  Venite, dunque, prendiamo la luce dalla Luce della Vita che non ha mai tramonto. Venite, accogliamo e accettiamo il dono della resurrezione ed esclamiamo dal cuore ad alta voce: Cristo è risorto dai morti, ha vinto la morte con la morte, donando la vita ai giacenti nei sepolcri! Rallegratevi popoli ed esultate!


Fanar, Santa Pasqua 2014


 + Il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo,
diletto fratello in Cristo e fervente intercessore presso Dio


 

 

 
 
+ GENNADIOS
PER GRAZIA DI DIO
METROPOLITA D’ ITALIA E MALTA
ED ESARCA PER L’EUROPA MERIDIONALE
A TUTTO IL SACRO CLERO ED AL PLEROMA FEDELE
DELLA NOSTRA SACRA ARCIDIOCESI ORTODOSSA

Diletti figli nel Signore,

A Venezia, città dei sogni e dei Dogi, città dei grandi marinai, navigatori e conquistatori, città dell'arte e della ricerca, già capitale della Repubblica Serenissima, la luce della Resurrezione, luce dell'Ortodossia, luce di salvezza, la Luce di Cristo, illumina l'opera missionaria e culturale della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d'Italia e Malta, la quale ha ora reso accessibile una via, santificata e benedetta da parte di Dio, allo scopo di condurre i propri figli Ortodossi alla meta del “Giorno senza tramonto del Regno”.
Tuttavia, l'uomo dei nostri tempi, egoista, insensibile, che rifugge dall'assumersi responsabilità e traditore del volere di Dio, persegue con debolezza, con intransigenza, guidato da interesse personale e brama di guadagno, le guerre mortali, l’affamamento degli altri uomini, le catastrofi e i lutti di chi soffre.


In genere è distrutta la bellezza del mondo, a motivo della mancanza di rispetto e amore nei confronti della creazione di Dio, in modo particolare nei riguardi dell'uomo, dell'ambiente, a motivo dell'incoerenza e della ingratitudine nei confronti di Dio Creatore, che ha donato la natura divina. Inoltre lo storico e famoso “Editto di Milano”, a distanza di 17 secoli, vige solo teoricamente, senza che l'uomo possa cogliere i benefici largiti da Dio per mezzo di Costantino il Grande: la libertà religiosa, la propria personalità e dignità, la propria considerazione e la sua origine divina.


Purtroppo, tale empio comportamento e condotta  dell'uomo lo conducono su di un percorso di confusione e indolenza, su di un percorso anomalo e sciagurato, verso un risultato di turbamento, di inutilità e di suicidio. Cosa accadrà di fronte a tali terribili eventi, che hanno annullato l'uomo e lo hanno stremato? E' una evidente verità il fatto che non produce più, non da frutto, non ha debellato la miseria e la corruzione, ma risulta ammalato dal punto di vista spirituale, morale e umano, poiché si è allontanato da Dio, perché non apre la mano per toccare Dio, che è sempre pronto ad abbracciarlo, a liberarlo e a salvarlo.
Tutta l'odierna sostanza spirituale lo tradisce e lo presenta privo di autentica fede, preghiera e amore. Ecco i tre Doni-Beni incorruttibili e immortali: la Fede, la Preghiera e l'Amore, che l'uomo deve vivere allo scopo di risolvere i suoi problemi, le sue inquietudini e le sue incertezze e che Cristo Risorto dona con la Sua Resurrezione: “Egli, infatti, è la vita, la luce e la pace del mondo”.


Preghiamo in modo particolare, nel corso dei santi e sacrissimi giorni della Passione del Signore e della “Festa delle Feste” e della “Solennità delle Solennità”, della Resurrezione del nostro Salvatore Gesù Cristo, per gli ammalati, i prigionieri, i detenuti, per tutti quelli che hanno bisogno. Preghiamo con molto raccoglimento e devozione per gli Immigrati, Ortodossi e non, e preghiamo per loro Cristo Risorto. Rivolgiamo il saluto pasquale “Cristo è risorto!” a tutti i Vescovi Ortodossi delle altre Chiese Ortodosse locali, ai loro Rappresentanti e a tutti i nostri fratelli Ortodossi, pregando di cuore per loro.


La Sacra Arcidiocesi Ortodossa d'Italia e Malta, levando in alto la sua fiaccola della Resurrezione, invita tutti i suoi figli, tutti i suoi amici, ogni uomo di buona volontà, per i quali prega, che ama e che attende sempre tra le sue braccia paterne e fraterne, cantando con gioia e maestà bizantina: “Venite a ricevere la luce dalla luce senza tramonto, dalla forza della fede, dalla comunione con Dio, dall'amore, che è lo stesso Dio. Cristo è risorto! Rallegriamoci ed esultiamo, gioendo assai grandemente!”  
Amati fedeli della  Sacra Arcidiocesi Ortodossa d'Italia e Malta, gioite in Cristo Risorto, nostro Salvatore!


Cari Sacerdoti e Popolo di Dio, insieme a San Giovanni Crisostomo, Arcivescovo di Costantinopoli, padre dell'amore, del dialogo, della carità e dell'unità, diciamo: “Cristo è  risorto e sono precipitati i demoni. Cristo è risorto e gioiscono gli Angeli. Cristo è risorto  e regna la vita. Cristo è risorto e nessun morto è rimasto nel sepolcro. Cristo, infatti, risorto dai morti, è divenuto primizia di quanti si erano addormentati. A Lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen.”

Venezia, Campo dei Greci, Santa Pasqua 2014



† Metropolita Gennadios
Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta
ed Esarca per l’Europa Meridionale 


 

Il Metropolita Gennadios
Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta

 


 

 

 
 

 

Prot. No. 138

+ B A R T H O L O M E W

By God’s Mercy Archbishop of Constantinople-New Rome
and Ecumenical Patriarch

To the Plenitude of the Church:
Grace and Peace from our Lord and Savior Jesus Christ
And Prayers, Blessings and Forgiveness from us

“Behold, now is the favorable time,
now is the time of salvation.” (2 Cor. 6.2)

Beloved brothers and sisters in the Lord,

Our Orthodox Church recommends that, during this period of Great Lent, we focus our attention toward sincere repentance, “the melting pot of sin,” according to St. John Chrysostom. Repentance is the first topic of our Lord Jesus Christ’s preaching and the very essence of the Christian teaching. It is the Church’s daily invitation to us all.

Despite this, many of us have not truly experienced repentance. We sometimes feel that it does not concern us personally because we do have not “come to ourselves” in order to comprehend and contemplate how we may have committed any sin. However, as we are taught by the wise teacher of the spiritual life, Abba Isaac the Syrian, and as most of the Church Fathers proclaim through experience, “repentance is necessary even for the perfect.” This is because repentance does not merely signify remorse for our sins and the consequent decision no longer to repeat them, but it also implies a change of our attitudes toward what is better so that we acquire constant improvement before God and the world, as well as continuous increase in love and humility, purification and peace.

In this sense, repentance is an unending journey toward divine perfection, to which we must at all times aim and move. Indeed, since God’s perfection is boundless, our way toward its likeness must also be boundless and endless. There is always a level of perfection beyond what we have achieved, and so we must constantly seek spiritual progress and transformation, as urged by St. Paul, who ascended to the third heaven and beheld the ineffable mysteries: “And we all, with unveiled face, beholding the glory of the Lord, are being changed into his likeness from one degree of glory to another; for this comes from the Lord who is the Spirit.” (2 Cor. 3.18)

The more our internal world is cleansed, the more our spiritual eye is purified, the more clearly we see ourselves and everything around us. Moreover, this change – namely, the improvement in our vision of the reality of this world and the spiritual condition of ourselves – is precisely what repentance is all about. Repentance is a renewed and improved state of spirit, of the condition where we presently find ourselves. Accordingly, then, repentance is the fundamental presupposition of spiritual progress and of acquiring likeness toward God.

In order, of course, for repentance to be genuine, it must also be accompanied by the appropriate fruits, especially forgiveness of and charity toward others. The basic criterion of sincere repentance is that our heart is moved toward acceptance of our fellow human beings and response to their needs as much as can. After all, the way of repentance is recognition and confession of our sins, no longer holding grudges against others, praying with warmth and integrity, as well as mercifulness, humility, love toward all people, victory of good over evil, avoiding vainglory and arrogance, which immediately withers away everything.

This struggle within our soul is revealed in “the difference between the publican and the Pharisee . . .,” which is an invitation to “despise the proud voice of the latter, while envying the contrite prayer of the former,” even as we fervently pray with tears “that God may take pity on us sinners and have mercy on us.”

The period of Great Lent that is upon us is an opportunity, in the midst of a widespread and global financial crisis, to demonstrate our material and spiritual assistance toward other people. When we act charitably and manifest our repentance in practice – moving from an individualistic and pharisaic way of life to a collective and altruistic way of life, like the publican – then we shall realize the great benefit of repentance and conversion, while also experiencing repentance as a vital transition from the sin of self-centeredness and vainglory to the virtue of love, “aspiring to the humility and attitude of the publican, who deserved God’s mercy.”

From the Patriarchal Throne of St. John Chrysostom, who both preached and practiced such repentance, as we enter this salvific period of purification of heart and soul in order to welcome the Passion, Cross, Burial and Resurrection of our Lord, not just in rituals and words but also in practice and experience, we too as his unworthy successor urge, entreat and beseech you: “Acquire repentance by becoming new people, by renouncing the old nature of sinfulness and acquiring newness of life . . . For that is where the fullness of divine grace lies.”

Behold, then, beloved brothers and sisters, a favorable time “of mourning” opens up before us, an arena of vigilance and discipline, so that “before the theater of this life passes, we may care for our salvation” with sincere and tangible repentance for all “our sins, wrongdoings, and injustices . . . without adhering to or doing what we have been commanded” by the Lord, so that Christ our God, “who is present everywhere and fills all things, may care for us” in His great and inscrutable mercy.

May His saving grace be with you all. 
Holy and Great Lent 2014
+ Bartholomew of Constantinople
Fervent supplicant for all before God

 

 

 

 



 

 

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Η Θεία Λειτουργία του Αγίου Ιωάννου του Χρυσοστόμου

La Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo

Divine Litourgy of Saint John Chrysostomos

 

 

 



   


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